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Lo ius soli e l’incapacità degli italiani a pensarsi “diversi” (di Marco Antonsich – 17 maggio 2013)

Da una parte c’è un signore genovese con i capelli bianchi che chiede un referendum sullo ius soli. Dall’altra c’è un governatore pugliese che rimanda accuse di fascista a chi nega il diritto di cittadinanza alla nascita. In mezzo, o più spostato verso Genova, c’è un nutrito gruppo di fazzoletti e camicie verdi che chiamano in causa il ministro Kyenge ogni qualvolta un nero in Italia compie qualche atto criminoso – come se la povera neo-ministra fosse il rappresentante dei neri in Italia e non di tutti gli italiani, quale che sia il loro colore, che in Parlamento l’hanno eletta. Da oscura rivendicazione, relegata tra le seconde generazioni, lo ius soli sta emergendo come la nuova star dello scontro politico in Italia. Non credo che questo sinceramente gli faccia bene.

Spostarlo dal terreno moderato di una legittima rivendicazione giuridica, fatta propria anche dal Presidente della Repubblica, a quello infuocato dello scontro politico rischia di fargli perdere consensi. E sì che secondo un sondaggio Istat del 2011 ben il 72% degli italiani lo riteneva richiesta accettabilissima. Fosse fatto oggi credo che il sondaggio darebbe ben altro esito. Il problema è che oggi lo ius soli (seppur temperato) non è più visto come la concessione benevola da parte di un buon pater familias italiano verso alcuni dei suoi figli meno fortunati o illegittimi, ma la richiesta di un ministro ‘straniero’, nero per di più, che lo rivendica come diritto sacrosanto.

Addio 72%…

Ma, ripeto, non è questo il punto, pur con tutta la mia simpatia verso coloro che giustamente chiedono una riforma dell’attuale legge sulla cittadinanza. Il punto è invece che tutto questo gran clamore attorno allo ius soli rischia di spostare l’attenzione da quello che è il vero problema. L’incapacità degli italiani a pensarsi ‘diversi’. Scrive Grillo sul suo blog che lo ius soli è “una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese”. Ma caro signor Grillo non vede che questa geografia è già cambiata, con buona pace dello ius soli?

Oggi in Italia gli stranieri sono circa il 7,5% della popolazione totale. A Milano la cifra sale al 14%. Una proiezione demografica Eurostat afferma che tra cinquant’anni, i residenti in Italia con almeno un genitore straniero saranno tra il 30% e il 40%.

Cosa vogliamo fare, continuare a lacerarci le vesti sullo ius soli o cercare di portare avanti una seria riflessione, nel dibattito politico, nelle scuole, e nella sfera pubblica più in generale, per comprendere come declinare “Italia” e “italiano/a” al plurale (e in diversi colori)? Ci piaccia o no questa è la realtà. E sarà bene guardarla in faccia e discuterla al di là di un mero dibattito legalistico sullo ius soli; buono forse questo per ottenere consenso elettorale, nell’uno e nell’altro campo, ma incapace di rispondere all’Italia che oggi è già cambiata e domani cambierà ancor di più. È la nazione che deve essere ripensata.

“Noi” chi siamo?

Credo che questo sia il vero problema che rischia di passare sotto silenzio nel gran clamore che circonda oggi lo ius soli.

Marco Antonsich

http://lacittanuova.milano.corriere.it/2013/05/17/lincapacita-degli-italiani-a-pensarsi-diversi/

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